21 aprile: natale di Roma

21 aprile: da quasi 3000 anni è il giorno in cui si festeggia il Natale di Roma.

Tale data fu fissata al 21 aprile 753. C. dallo storico latino Varrone, sulla base dei calcoli effettuati dall’astrologo Lucio Tarunzio.

Tutto cominciò con l’evento più noto dell’antichità: la guerra di Troia.

Quando la città fu data alle fiamme dagli Achei, Enea fuggì portando con sé il padre Anchise e il figlio Ascanio, mentre la moglie, Creusa morì durante la fuga.

L’eroe s’imbarcò insieme ad altri Troiani in cerca di una nuova terra. Il loro viaggio fu lungo e avventuroso e solo dopo dieci anni Enea arrivò nel Lazio, dove governava il re Latino. Questi gli diede in sposa la figlia Lavinia, in onore della quale l’eroe fondò la città di Lavinio

Trent’anni dopo il figlio di Enea, Ascanio, fondò una nuova città, Alba Longa, sulla quale regnarono i suoi discendenti per numerose generazioni. Molto tempo dopo il legittimo erede del re Proca di Alba Longa, Numitore, fu spodestato dal fratello Amulio, che costrinse sua nipote Rea Silvia, figlia di Numitore, a diventare vestale. Nonostante ciò la fanciulla concepì due gemelli unendosi col dio Marte – Quirino, che si era invaghito di lei. Romolo e Remo, condannati a morte per annegamento, furono invece affidati alle correnti del biondo Tevere dal servo incaricato di ucciderli. La cesta in cui erano stati posti si arenò presso la palude del Velabro sotto il fico ruminale o romulare, nei pressi di una grotta detta Lupercale dove i due furono allattati da una lupa e protetti da un picchio. In quei pressi portava al pascolo il gregge il pastore Faustolo, che trovò i gemelli e, insieme con la moglie Acca Larenzia, li allevò come dei figli.

Una volta divenuti adulti e conosciuta la propria origine, Romolo e Remo fecero ritorno ad Alba Longa, uccisero Amulio e rimisero sul trono il nonno Numitore. Romolo e Remo ottennero poi il permesso di andare a fondare una nuova città nel luogo dove erano cresciuti.

Eutr.Brev.1,1-2

[1]Romanum imperium, a Romulo exordium habet, Reae Silviae, Vestalis virginis, filius et, quantum putatus est,Martis. Romulus cum Remo fratre uno partu editus est. Is cum inter pastores latrocinaretur, decem et octo annos natus urbem exiguam in Paltino monte constituit XI Kal. Maias, Olympiadis sextae anno tertio, post Troiae excidium anno trecentesimo nonagesimo quarto.[2] Condìta civiate,quam ex nomine suo Romam vocavit,Romulus haec fere egit. Multitudinem finitimorum in civitatem recepit, centum ex senioribus legit, quorum consilio omnia ageret, quos senatores nominavit propter senectutem.

Tum, cum uxores ipse et populus suus non haberent,invitavit ad spectaculum ludorum vicinas urbi Romae nationes atque earum virgines rapuit. Commotis bellis propter raptarum iniuram, omnes populos Latii vicit. Cum, orta subito tempestate, non comparuisset, anno regni tricesimo septimo ad deos transisse omnes crediderunt eumque novum deum putaverunt.

 

Ringrazio Edoardo, alunno del Ginnasio Liceo Tito Livio di Padova, per il contributo dato per la stesura di questo articolo

 

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